Un'anno fa ero messa cosı'...
Ecco fatto...un altro Natale è passato. Un altro Natale trascorso lontano da casa, in un luogo dove il Natale non esiste. Perché in Turchia il 25 Dicembre non ha nessun significato, è un giorno come tutti gli altri. In Turchia si festeggia solo l’arrivo dell’anno nuovo.
Ma per me no! Per me “quel giorno” è ancora importante, e anche quelli che lo precedono e quelli che lo seguono. Una parte di me vuole festeggiare, vuole rimanere legata alle tradizioni, vuole sentire il calore della festa. Un’altra parte invece sente la fatica del coinvolgere chi con questa festa non ha niente a che fare, chi non porta dentro di sé i ricordi dall’infanzia.
Ogni anno a Dicembre dentro di me la solitudine dichiara guerra a Babbo Natale.
Ma quest’anno la guerra sembra purtroppo essersi estesa anche fuori. Sembra così che il Natale, con i suoi simboli, faccia molta paura, sia addirittura pericoloso. In questi giorni da queste parti si sente molto parlare di questo. In televisione, sui cartelloni per strada, sui volantini, in rete. Di quanto sia sbagliato in un paese musulmano, festeggiare o addirittura anche solo pronunciare la parola Natale.
Nella scuola dove lavoro, due settimane fa, ho dedicato le mia lezione proprio al racconto del Natale. Lasciando fuori qualsiasi riferimento religioso, ho semplicemente spiegato ai bambini turchi, che cosa significa il periodo natalizio per noi italiani. L’atmosfera che si respira, la famiglia che si riunisce, ma anche le luci, i regali...i bambini erano curiosi, interessati ed emozionati, proprio come si deve essere quando incontriamo qualcosa di nuovo. Questo infatti era lo scopo. Raccontare loro, che in un paese diverso ci sono diverse tradizioni. Né migliori, né peggiori. Solo diverse.
Quando però ho preparato il resoconto mensile sugli argomenti fatti, da consegnare alle famiglie, ci siamo visti costretti, nostro malgrado, a cancellare tutta quella parte, per paura che qualche famiglia facesse problemi. Un’intera settimana di lavoro cancellata. La diversità cancellata. La ricchezza cancellata.
In questa guerra, la paura vince.
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