Giona e la balena
Stanotte in sogno ho incontrato Don Paolo, il prete che mi ha cresciuta, battezzata, comunicata e cresimata, nonché colui che ha battezzato anche i miei figli. In sogno spiegava qualcosa di molto importante, usando come esempio la parabola di Giona. Ovviamente, stamattina, guidata da questo ricordo, ho riletto il libro di Giona e ho fatto le mie riflessioni, sul significato simbolico che questa storia ha per me in particolare, rispetto alla mia vita. Chissà che anche per qualcun altro, i significati non siano simili. Di seguito trovate il libro di Giona e la mia interpretazione.
https://drive.google.com/file/d/1SXuNDWsUb4FOI5Rjo8zLggS6E3omDyhr/view?usp=drivesdk
"Ad un certo punto del proprio percorso evolutivo, inizia quel grande lavoro su di sé, voluto dalla nostra Anima che chiama a raccolta il sé inferiore. L' Anima, ormai pronta per far sentire la sua voce alla Personalità, chiede all'Io (o sé inferiore, che dir si voglia) di iniziare coraggiosamente ad osservare prima, ad analizzare poi, tutte le parti costituenti la personalità, incluse le sue parti più buie.
L'io, anziché seguire le direttive dell'anima, decide di fuggire lontano. Da parte sua, l'anima fa di tutto per impedire la fuga dell'io e scatena eventi emotivamente forti per obbligare l'io in fuga ad affrontare se stesso e realizzare la sua missione di trasmettitore di luce dai piani alti a quelli bassi. Di fronte alla violenza degli eventi scatenati, le varie parti che compongono la personalità, si allarmano e cercano con i propri mezzi di risolvere la situazione. Ma, senza la collaborazione dell'io in fuga, non riescono.
Dal canto suo, l'io si nasconde e si addormenta.
Dopo un po' di tempo, le parti della personalità, in particolare quelle più potenti e presenti, ormai stanche di lottare e difendersi, raggiungono l'io nel suo nascondiglio, lo svegliano e gli chiedono: "Chi sei? E che cosa hai fatto per scatenare tutto questo?"
L'io si qualifica e, per la prima volta si prende la responsabilità di ciò che ha fatto, della sua fuga e delle sue conseguenze. Propone alla personalità di eliminarlo, per risolvere il problema ma lei non lo fa. Al contrario, cerca ancora una volta di risolvere la situazione ma non può farlo senza l'aiuto dell'io e senza la guida dell'anima.
A quel punto, la personalità prega l'anima.
Solo allora, sotto la sua guida, getta l'io in pasto alle emozioni e immediatamente il caos che aveva imperato fino a quel momento, si placa.
A quel punto, l'io, ancora dentro al mondo emotivo, ormai calmo, viene, per volere dell'anima, rinchiuso in un contenitore, dove per un certo periodo di tempo, vive protetto anche se imprigionato. Solo allora l'io riconosce l'anima e fa la sua preghiera.
Ne riconosce la potenza, la grandezza, l'amore.
Accetta di svolgere la sua missione e può uscire allo scoperto.
Di nuovo l'anima ribadisce che cosa l'io deve fare: gettare luce sulle parti buie. Stavolta, l'io non fugge e inizia il suo lavoro. Le parti buie iniziano ad illuminarsi e il cambiamento è ora possibile.
L'anima può riversare il suo amore incondizionato su quelle parti, finalmente illuminate.
Ma l'io si arrabbia per questo. Non riesce a capire come si possa amare tutto e tutti, quando invece quelle parti buie si meriterebbero di essere punite. Di fronte a questo, che per lui è un sopruso incomprensibile, chiede all'anima di poter scomparire, ma lei non accetta.
Allora l'io si mette in disparte ad osservare l'opera di luce attuata dall'anima, ma senza più intervenire.
L anima costruisce su di lui un riparo, affinché si ristori dal caldo e possa stare comodo. L'io è felice sotto il suo piccolo riparo. Improvvisamente, l'anima distrugge il riparo prima creato. L' io ne è distrutto.
A quel punto l'anima, nella sua saggezza, gli fa notare che come è dispiaciuto perché il suo piccolo riparo, che lui amava tanto, è stato distrutto, così la stessa compassione dovrebbe averla anche per tutte quelle parti di sé, piccole e ignoranti, che anziché aver bisogno di punizioni e incomprensione, hanno solo bisogno di luce e amore."
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