Autoisolamento preventivo. Giorno 2

Da ieri, sabato 14 Marzo, insieme alla mia famiglia, io, mio marito e i nostri due bambini, siamo in autoisolamento preventivo. Il motivo lo sapete tutti, non importa specificarlo.
In Turchia il virus è arrivato, ufficialmente da lunedì scorso. Fino a quel giorno nessuno ne parlava, un po' se ne rideva. Noi italiani, in contatto con le nostre famiglie, eravamo gli unici un po' preoccupati.
Qualcuno ha detto che i turchi non possiedono una certa proteina e che quindi il virus non si attacca... Ci hanno creduto.
Il presidente ha rinforzato il messaggio facendo un discorso alla nazione, al grido "la Turchia è più forte di qualsiasi virus... Niente ci distruggerà". L'opposizione ha risposto dicendo: "Abbiamo già un virus letale in Turchia da vent'anni, cosa vuoi che sia questo in confronto!".
Qui le fake news sono proibite, le pene sono severe, quindi si sta attenti a quello che si dice e che si scrive.
Non c'è allarmismo. Non c'è panico. Non ci sono notizie.
Lunedì le cose iniziano a cambiare. Da una settimana mi dico" preparati Dile, sta arrivando... ". Lunedì sera il Ministro della salute annuncia il primo caso ufficiale. Non viene detto dove.
Da quel momento, tutto inizia a cambiare, ma sempre in modo moderato. Niente panico.
Martedì ci annunciano che chiuderanno le scuole. Per 1 settimana, forse 3. Mi sembra un segnale importante. La maggior parte delle persone pensa di essere in vacanza. La domanda più frequente è "dove possiamo andare nel fine settimana?".
Mercoledì pomeriggio esco da scuola salutando tutti. Chissà quando ci rivedremo.
Torno a casa, mia figlia ha la febbre e la tosse.
Comincio a ricevere messaggi di disdetta di appuntamenti. Le persone, soprattutto amici italiani che frequentano le mie attività, non verranno. È un continuo sentire lo squillo del telefono che imperturbabile mi rammenta la fine delle attività.
È così tutto giovedì.
Mia figlia sta meglio.
Giovedì sera sono a pezzi. Non riesco a credere a quello che sta accadendo. Sono arrabbiata. Per l'ennesima volta mi devo fermare. Per l'ennesima volta devo aspettare. Ho voglia di piangere.
Giovedì notte non riesco a dormire.
La mia mente continuamente si dimentica quello che sta succedendo. Devo ricordarglielo io, che tutto è precipitato. Che la prossima settimana siamo a casa. Che non percepiró alcun stipendio perché io non ho un contratto, non ho un'assicurazione.
È un continuo dimenticare e ricordare. Quando dimentico, respiro ma è pura illusione. Quando ricordo, ho paura e fa male.
Venerdì vado allo studio. Vedo gli ultimi pazienti. Mi prendo qualche libro da leggere. Saluto le stanze una ad una. I progetti interrotti. I disegni dei bambini. La caffettiera ancora sporca dell'ultimo caffè bevuto in compagnia.
Torno a casa, sconsolata.
Sento però già la spinta alla risalita. È proprio vero che l'essere umano si adatta velocemente.
Anche mio marito sarà a casa. Non sappiamo per quanto tempo.
Siamo fortunati, siamo insieme.
Per quanto possibile non usciremo di casa.
Mentre noi ci siamo fermati, tutti sono fuori, in città a fare festa, ad abbracciarsi, a stiparsi nei centri commerciali, sui mezzi di trasporto, con i bambini a seguito...
Credo che la situazione peggiorerà, e anche alla svelta.
Per ora noi ci godiamo il giardino, il canto della primavera che sta esplodendo, il tempo libero, ma veramente libero.
I miei figli sono felici e cercherò di prendere esempio dalla loro capacità di vivere il momento presente.





Li senti gli uccellini?

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