5 Marzo
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| 6 Marzo 2010 |
5 Marzo 2010. Esattamente a quest'ora, entravo nella casa che sarebbe diventata la mia casa.
Ci entro stordita, curiosa, impaurita, innamorata, incredula di me e di quello che sto facendo. Non conosco la parte di me che mi ha portata fino a qui, in questa casa. È una parte nuova, è venuta allo scoperto quel 15 settembre, quando la mia vita è cambiata ed io insieme a lei. È una Diletta coraggiosa, quasi spericolata, piena di energia, piena di vita. È lei che mi ha portata fino alla soglia di questa casa. In Turchia.
È lei che mi ha fatto comprare il biglietto aereo, incurante della paura, del panico sempre in agguato. È lei che ha comunicato a tutti la decisione di partire. È sempre lei che ha fatto le valigie ed ha volato fino ad Izmir.
Sull'aereo non ho paura. Contro ogni mia previsione, provo un piacere incredibile nel lasciarmi cullare dal senso di vuoto. La paura di cadere è diventata voglia di volare.
Arrivata ad Istanbul, non riesco a credere che fra poco più di un'ora ti rivedrò.
È come un miracolo. Dopo 6 mesi dal nostro primo fugace incontro, tra una manciata di minuti, ti avrò di nuovo di fronte. Che effetto mi farai? Mi piacerà di nuovo? Il tuo odore, chissà se...
Ho paura. Certo. Ma il desiderio vince su tutto.
Sono davanti alle porte scorrevoli dell'aeroporto e come in uno sliding door me ne sto lì, con la valigia in mano, ad aspettare il coraggio per venire da te.
20 minuti. Le porte si aprono e si chiudono, si aprono e si chiudono. Si aprono e si chiudono.
Da una parte la mia vecchia vita, dall'altra parte quella nuova.
Se varco quella soglia, niente sarà più come prima.
Le porte ancora si aprono e si chiudono. Si aprono e si chiudono.
Un grande respiro, e via... Sono fuori.
Non sono sicura di riconoscerti. Il ricordo di te è sfumato. So che mi stai aspettando, sei lì da qualche parte, ma dove? Come sarai vestito? Sono troppo emozionata per capirci qualcosa.
Eccoti... Mi vieni incontro con il tuo sorriso disarmante. Faresti innamorare anche un cieco. Quando ti vedo, mi ricordo improvvisamente tutti i motivi per cui sono lì.
Eravamo d'accordo, ricordi? "appena ti vedo, ti bacio". Abbiamo parlato di quel primo bacio tante volte, nei mesi passati. "Appena ti vedo, ti bacio". Ti avvicini. Io mi sposto e il bacio finisce sulla mia guancia. Ci rifacciamo in macchina, durante il tragitto verso casa.
Non ho modo di osservare niente, a parte te.
Il viaggio è lungo. La strada è buia. In altri momenti avrei avuto una paura fottuta. Ma prevale altro. Il tuo odore è così buono. Sei vestito elegante. Non ho mai visto un uomo più bello.
Accanto a te mi sento bruttina. È così ancora oggi.
Arriviamo a casa tua. Sono così curiosa di te, del tuo mondo. Voglio sapere tutto, vedere tutto. Ma è buio. Vedo che c'è un giardino e un cane. Io ho paura anche dei cani. Ma non stasera.
Entriamo nella tua casa. Ci sono pochi mobili. La riempiremo insieme, poi.
Non posso credere di essere seduta su quel divano sul quale per sei mesi tu hai chiacchierato con me per ore e ore a 3000 km di distanza.
Il desiderio di incontrarsi è incontenibile. Non possiamo aspettare.
La mattina dopo, quando mi sveglio e mi alzo per andare in bagno, rimango abbagliata dalla quantità di luce che entra dalle finestre della tua casa. È luce dappertutto. E verde, che entra prepotente. E bianco, ovunque. Penso "potrei abituarmici" e torno a letto, da te, a realizzare i miei sogni.

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