La mia prima decisione ADULTA

Quella è stata sicuramente la mia prima decisione ADULTA. Avevo 12 anni.

Ho un sogno. Tutti i bambini coltivano sogni, certo, ma il mio è qualcosa di più. Io lo voglio davvero, lo vedo davvero come un mio possibile futuro, da realizzare, con sacrificio certo, ma io sono pronta, pronta a sacrificarmi, a dare tempo, impegno, sudore e fatica per diventare quell'immagine che sacra conservo nel cuore.
Ho 4 anni e ballo da sola, senza spettatori, nel piccolo ingresso di casa, tra la cucina e il bagno. Sento una musica dentro e muovo con i piedi, il cuore.
Ho 8 anni e sono decisa ad iniziare. Voglio imparare. Ho paura però. È una strada nuova, non so se voglio entrarci da sola. C'è la mia amica del cuore. Io l'adoro. Lei è brava, in tutto quello che fa. Io le sto dietro. Anch'io sono "brava", ma non quanto lei. La convinco a venire con me. Lei proprio non ci pensava. Ma io la convinco a provare. Iniziamo insieme a prendere lezioni di danza.
Ho 10 anni e con la mia amichetta del cuore, che nel frattempo ha già dimostrato di avere una certa stoffa, cambiamo scuola. Lasciamo quella vecchia per una migliore, sempre nella nostra piccola città. Io amo ballare ma quando ballo non mi piaccio. Cerco sempre di non guardarmi allo specchio, ma la stanza è piena di specchi. Mi vedo goffa, imbranata, mi vergogno dei miei movimenti. Non riesco a provare piacere dalla danza. Un elefante in un negozio di cristalli. La mia amica è leggiadra, salta come un fenicottero. Ha grazia da vendere. Sembra già una ballerina. La nostra insegnante è severa, soprattutto con me. Ho l'impressione che sia infastidita da me, ma non ne capisco il motivo. Io sono una "brava" bambina, educata, mi impegno. Ma niente, in lei sento sempre sarcasmo e un certo disgusto.
Alla fine del primo anno, la mia amica viene scelta per l'assolo al saggio di fine anno. Ballerà Lo Schiaccianoci. Io la guardo ballare. È un sogno.
Continuo ad impegnarmi. Non manco un allenamento. Non manco una prova.
Alla fine del secondo anno, vengo scelta insieme alla mia amica, per l'assolo a due. È un miracolo! Ci prepariamo sulla musica della "danza delle ore". Durante le prove, la mia maestra è scocciata, delusa. Non è contenta di come ballo. Io mi sento morire dentro ogni volta che posa gli occhi su di me.
Oltre ad essere una brava ballerina, nonché una grandissima stronza, è una donna acuta. Trasforma il balletto in una specie di atto teatrale, dove la mia amica balla e io "recito" ballando la parte di una ballerina imbranata e fifona, che però alla fine trova il coraggio di affrontare il palco. La mia storia, in pratica.
Con i nostri tutù rossi, divertiamo ed emozioniamo gli spettatori. È un successo. Ci chiedono il bis. Perfino mio padre batte le mani in sala.
Ho 11 anni e cavalcando il mio sogno, decido di fare il grande salto. Partire dal piccolo paese per andare a studiare danza nella grande città, Firenze. È una decisione importante. Non sono sola, la mia amica è ancora accanto a me, anzi davanti a me. Quando comunichiamo le nostre intenzioni alla maestra di danza, lei con tutta la sua onestà tagliente e senza scrupoli, dice chiaramente in faccia a me e a mia madre, che sarà tutto tempo perso. Io non ho nessuna possibilità di farcela. Ma se proprio voglio provare...
Con il cuore in lacrime per quella verità sparatami in faccia, durante l'allenamento di quel giorno, mi faccio uno strappo al muscolo inguinale, svengo, sto in ospedale 3 giorni.
Ma è deciso. A settembre si comincia.
La scuola di danza è una delle migliori. È carissima. Si trova in via Maggio. Io sono nata in Maggio, lo prendo come un segno. Ci fanno l'audizione e veniamo prese. Anch'io!
È un anno di grandi sacrifici, per tutti.
Per chi deve pagare la retta della scuola. Per chi mi deve accompagnare 2 volte a settimana fino a Firenze. Per chi deve fare i compiti dopo cena...
La scuola è dura. Le allieve sono quasi tutte delle stronze. Ricche, viziate. Abbiamo tre insegnanti. Una ballerina inglese, con dei polpacci enormi, che parla tipo Heather Parisi e ci bacchetta il sedere se non stringiamo i glutei. Una "coppia" di ballerini, sempre inglesi, gay ovviamente, a tratti buffi e a tratti terrificanti.
C'è il pavimento in legno che scricchia sotto i nostri piedi e la pianista che suona dal vivo. Io non sono certo la più brava, anzi. Faccio fatica. Ma mi impegno. Qui anche la mia amica fatica.
C'è una ragazzina grassoccia nel gruppo. È il bersaglio degli insegnanti.
A giugno ci sarà uno spettacolo. Ci prepariamo estenuamente. Ore e ore di prove. Non c'è sabato e non c'è domenica.
Facciamo lo spettacolo. Mio padre dice che sono migliorata, che non c'è più tanta differenza con la mia amica ormai.
Io riguardo il filmato. Durante il balletto la mia gamba trema. La sua no.
Alla fine di ogni anno di corso dobbiamo sostenere un esame. Se bocci, ripeti l'anno.
Ci sarà una commissione esterna. L'esame mi fa paura. Devi sapere tutti i passi a memoria e anche saper improvvisare. È un esame vero. Ci sono una serie di voti: passata, passata +, lode, lode+ e onore.
Ho 12 anni e decido che continuerò a ballare solo se il mio voto sarà almeno lode.
Non è una questione di orgoglio. È senso pratico. Va bene il sogno, ma poi c'è la realtà.
Arriva il giorno dell'esame. È un sabato. Mia mamma mi prepara una colazione da sportivi. Tutti i dettagli sono importanti. Uova al tegamino, carote e succo d'arancia. La mia amica invece va al ristorante e mangia lasagne.
Facciamo l'esame. Non so cosa pensare.
Il giorno dei risultati, mi avvicino al cartellone. Ho paura. Ho un brutto presentimento.
La mia amica ONORE. È una dea ai miei occhi. Non c'è invidia, solo ammirazione.
La ragazza grassoccia PASSATA. Farà altri 2 anni e poi smetterà.
Io, PASSATA+.
È la fine. Ho fallito. È la prova che la mia insegnante aveva ragione. Io non diventerò mai una ballerina.
Mi vergogno di me, della mia mediocrità.
Lascio la danza. Dico a tutti che lascio perché non ho più voglia. Non è vero. Lascio perché ho fallito.
C'è il sogno e c'è la realtà.
La mia prima decisione adulta, amara, definitiva.
Non ho mai sostituito quel sogno con un altro, diverso. Quel sogno resta lì, da qualche parte. Una strada interrotta. Una piccola parte di me che ancora oggi, da sola, senza pubblico,
continua a danzare.


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