Quando I sogni si avverano...
Questa storia inizia 6 anni fa, in un piovoso giorno di Novembre, probabilmente molto simile alla giornata appena trascorsa.
Sono in Turchia da 3 anni, e fra alti e bassi sto lottando per adattarmi al tanto "nuovo" che mi circonda. Un paese nuovo, una lingua nuova, una Vita nuova.
È un sabato pomeriggio, o forse domenica, e con mio marito stiamo girovagando con la macchina nelle campagne intorno a casa nostra. Nel sedile posteriore c'è Luna che se la dorme beatamente. Ci godiamo il momento di pace. Non durerà molto.
Sono incinta. Di circa 3 mesi. Questa seconda gravidanza è arrivata un po' prima del previsto. Ha sconvolto i miei piani. Volevo riposarmi. Volevo pensare un po' a me stessa... Ma non c'è stato il tempo. Questo bambino ha deciso di mettersi in viaggio proprio adesso, e dopo due mesi di angoscia, da quando ho saputo che sarà un maschietto, tutto si è acquietato. Sono in pace.
Viaggiamo in macchina, piano, senza una
In questi tre anni ho lavoricchiato. O meglio, ho cercato di non mollare troppo gli ormeggi. Da quando sono in Turchia non so più cosa aspettarmi. I piani che avevo fatto per me, sono saltati. Non ho un piano B.
Non ho avuto il tempo di crearmelo.
Lavorativamente parlando non sono soddisfatta, certo. Non mi sono specializzata, la tesi è ferma, bloccata al capitolo 1...chissà se e quando la terminerò. Il lavoro per cui ho studiato non sembra realizzabile qui, almeno non in breve tempo. La cura di mia figlia mi assorbe tutto il tempo e le energie.
Con il secondo bambino poi...
Oggi sono tranquilla però. Sarà la gravidanza, ma non ho fretta, non ho ansia.
Ed è così che succede.
È un attimo. Una luce. Un lampo improvviso. Un'idea.
Accade tutto in una manciata di secondi, ma per me è un viaggio profondo che dura ore.
Vedo tutto nei minimi dettagli. Immagini, suoni, odori.
"Bir fikrim geldi" "Mi si è accesa una lampadina", dico a mio marito nel mio turco primitivo. "Birşey gördüm...", "ho visto qualcosa, qualcosa che voglio fare..." e inizio a raccontare di un luogo che nascerà per soddisfare i bisogni importanti di tante persone che come me fanno una scelta importante e coraggiosa, che dà tanto ma che altrettanto tanto toglie. Un luogo fisico dove le persone potranno ritrovarsi e parlare la propria lingua, ridere delle stesse cose e scambiarsi pezzi di vita.
"Ci sarà una biblioteca dentro" ho detto, "con tanti libri che potremo leggere e scambiare". E poi tanto altro ancora...
Durante un gruppo di terapia, alcuni anni prima, qualcuno del gruppo mi descrisse come un paio di occhi che guardano lontano. Mi sono sempre riconosciuta molto in quell'immagine. Credo di avere veramente quella capacità di prevedere ma anche saper aspettare.
Sono passati 6 anni. Non sono tantissimi ma neanche pochi. 6 anni di lavoro e di impegni, di speranze e delusioni, di progetti e sogni. E soprattutto di attesa. Attesa. E ancora attesa.
Ho affinato quel sogno. L'ho cullato. L'ho protetto. Ho avuto paura di perderlo. L'ho condiviso e poi difeso come fosse un figlio.
È un figlio.
Sembra che la gestazione sia finita e che sia finalmente arrivato il momento di metterlo nel mondo. Ogni nascita comporta sempre una separazione, un distacco. Finché è il tuo sogno nel cassetto, nessuno te lo può sciupare, sporcare. È tuo soltanto.
Far nascere significa essere pronti a condividere tuo figlio con il mondo. Nel bene e nel male. E ci vuole tanta adultità per farlo.
Spero di essere all'altezza del mio sogno.
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| La veduta dalla sede dove il mio sogno prenderà vita |

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