Caro Claudıo Baglioni...
Caro Claudio Baglioni, io le tue canzoni ho iniziato ad ascoltarle quando ero bambina nella macchina di mio padre. Eri il suo cantante preferito ed ogni nostro viaggio, breve o lungo che fosse, era accompagnato dalle tue note. Quante volte mi sono addormentata sul sedile posteriore ascoltando Poster..."Andare...Lontano...Lontano...Lontano". Ero solo una bambina e non capivo bene il testo, ma mi immaginavo una giovane donna vestita di bianco che si perdeva malinconica su un prato verde di speranza.
Con quelle note sono cresciuta e anche se poi mio padre ti ha rinnegato, si è dimenticato di averti amato, io e mia sorella non lo abbiamo mai fatto. Sempre con quelle note in sottofondo siamo diventate ragazze. Lei ascoltava le tue cassette nel mangianastri mentre si preparava ad uscire il sabato pomeriggio ed io la ammiravo. Come era bella. Era già una donna. Avrei voluto essere come lei. Vestirmi come lei. Avere i suoi capelli. Ma no, lei, con 5 anni in più di me, a quel tempo non mi filava di uno sguardo e a me non restava che ammirarla da lontano. Tra noia e malinconia "Il Sabato pian piano se ne va, passerotto ma che senso ha?".
C'é stato spazio per te anche con il mio fidanzatino storico. Lui era amante del metal, Guns N' Roses e Metallica. Contro ogni mia previsione, iniziammo ad ascoltarti insieme. Prima le canzoni piu' famose, poi alla ricerca delle prime tracce. Un viaggio all'indietro alla scoperta di Camilla e della sua storia. Andavamo in giro con la nostra Due Cavalli scassata e ci dicevamo "Forse sei l'amore".
E cosı' "Strada facendo" siamo andate avanti.
Ci sono voluti un po’di anni poi per ritrovarsi, con mia sorella. Ormai giovani donne, abbiamo riscoperto questa passione comune per te, per la tua musica, e così è iniziato il tempo dei concerti.
Mi ricordo benissimo il primo, allo stadio Franchi di Firenze. Lei era stata male la notte prima e pur di venire si era bombardata di medicinali. Aveva dormito per tutto il viaggio in macchina e anche sugli spalti, ma al suono della prima nota si svegliò dal “coma” e come nulla fosse trovò l’energia per correre giù come pazze, solo per vederti un po’più da vicino. Che risate!
Ci sono stati tanti concerti. Tante corse sugli spalti. Tante canzoni cantate urlando. "Storie fotografate dentro un album rilegato in pelle".
Certo amiamo la tua musica e tu sei bravo. Ma io credo che le tue canzoni abbiano tracciato nei nostri cuori un filo, sottile, che ci lega, noi due e nostro padre. Non sono molte le cose che condividiamo. Tu sei una di queste. E allora forse ascoltarti significa anche sentirlo un po’vicino. Avere qualcosa da vivere con lui. Anche se dal passato.
Ci sarebbero stati altri concerti sicuramente, se la mia vita non avesse preso la direzione improvvisa che ha preso e che mi ha portato lontano.
Ma anche in questo, di mezzo ci sei tu!
È il 15 settembre del 2009 e con mia sorella stiamo tornando in treno da un bellissimo tuo concerto all’arena di Verona. Un concerto completamente dedicato all’amore. Certo le tue canzoni parlano quasi tutte d’amore. Ma quel concerto ne era proprio la celebrazione. Si respirava amore dappertutto intorno a noi. Ed io, che all’epoca ero super-fidanzata, e felicemente credevo, continuavo ad ascoltarti e a cantare e a ripetermi nella testa una frase: “Sono pronta all’amore”. Non capivo cosa significasse. L’ho capito il giorno dopo.
Quella notte, dopo il concerto, ho fatto un sogno incredibile. Un ciclone che arrivava e mi travolgeva. Pericoloso e meraviglioso.
Quel 15 settembre sono salita sul treno senza sapere di avere un appuntamento col destino. Mi sono seduta e il mio mondo è cambiato. Ė stato un attimo. Il ciclone è arrivato e niente è più stato lo stesso.
Quel treno mi ha portato dritta in Turchia.
Oggi sono passati quasi dieci anni da allora. Tante sono le cose successe. Un matrimonio, due bambini, una vita tutta nuova da costruire. Ma le tue note in sottofondo non si sono mai spente. Io continuo a sentirlo, quel filo sottile che lega dal passato al futuro tutti gli amori della mia "Vita adesso".



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