Incontri scritti nel destino
Certi incontri sono scritti.
Per quanto tu possa esserne inconsapevole, quel giorno a quell’ora il destino verrà a bussare alla tua porta e tu avrai due possibilità: aprire e sconvolgere completamente la tua vita, oppure restare lì, esattamente dove sei, con tutti i tuoi perché , a logorarti di rimpianti e curiosità.
Indovinate io che cosa ho fatto?
Corre l’anno 2009 e la mia vita scorre tranquilla, anche troppo! Da un paio d’anni ho iniziato a lavorare, vivo da sola e con il mio fidanzato storico stiamo organizzando il nostro matrimonio dopo ben 15 anni insieme.
Sto bene. Sono felice. Tutto va secondo i piani…i miei piani ovviamente, Non quelli del destino, che invece ha preparato per me una sorpresina niente male.
È l’anno del mio trentesimo compleanno. Gli anni col 9 sono sempre stati “pericolosi”per me, ma allora ancora non lo sapevo.
Certo era stato un anno particolare già fino a quel mese di settembre. Grazie al profondo lavoro su di me, iniziato 3 anni prima, mi sentivo come rinata, anzi come “nata ” per la prima volta. Avevo iniziato a piacermi, ad apprezzarmi, anche nei miei lati più fragili, quelli che prima erano fonte di grande vergogna.
Ero piena di energia, di una luce nuova che mai prima avevo potuto accendere.
Così sono approdata su quel treno, quel fatidico 15 settembre di 11 anni fa. Un martedì qualsiasi, proprio come quello di oggi.
Certo non avrei dovuto esserci quel giorno su quel treno, ma semmai un sabato di due mesi prima. Ma come ho detto all’inizio, il destino, o il cosmo se preferisci, l’universo o forse Dio, si è divertito a scambiare le carte, e così gli eventi hanno preso la piega che dovevano.
Tutto nasce da un biglietto di un concerto. Non un concerto qualsiasi, perché in questa storia, di ordinario non troverete proprio niente. Si tratta di uno spettacolo interamente dedicato all’amore, e non poteva che essere così.
Il concerto “Piccolo grande amore “ di Claudio Baglioni all’Arena di Verona , regalatomi da mia sorella per il suddetto compleanno, sarebbe dovuto essere in giugno, ma già il primo sgambetto era lì ad attendermi. Per motivi sconosciuti infatti il concerto fu rimandato al 14 Settembre.
Nessun problema…basta spostare la prenotazione dell’albergo. E così facemmo!
Albergo prenotato, macchina pronta per il grande viaggio da Empoli a Verona. Io e mia sorella emozionate in attesa di quel giorno.
Ma avrete già intuito che le cose non andarono esattamente come noi avevamo programmato.
Due giorni prima della partenza infatti gli eventi più assurdi e improbabili caddero sulla mia testa come una pioggia di meteoriti.
Quel sabato 12 settembre mentre mi dirigevo con la mia macchina verso la scuola che allora frequentavo durante ıl weekend, giunta in autostrada, fui testimone di un incidente epocale. Un tir di grandi dimensioni, si sdraiò completamente su tutta la carreggiata, rovesciando il suo carico per kilometri e rendendo necessaria la chiusura dell’autostrada per l’intera giornata. Niente paura: non ci furono né morti né feriti, cosa alquanto improbabile e che ci lasciò tutti a bocca aperta.
Il risultato fu un’attesa di ore ed ore bloccati sull’asfalto bollente di quel sabato di fine estate.
Senza cibo ne acqua. Non proprio un divertimento!
Arrivammo a scuola solo la sera tardi, stanchi e stremati.
Ma eravamo solo all’inizio…
Il giorno seguente, al ritorno da scuola, un altro improbabile incidente ci costrinse a percorrere la strada “normale”, senza navigatore ovviamente. Risultato: viaggio interminabile, arrivammo a casa solo a notte fonda.
Quella sera andai a letto pensando che il giorno successivo non avrei avuto la forza di montare di nuovo in macchina e affrontare un viaggio impegnativo fino a Verona. E infatti quel lunedì mattina, confidai a mia sorella le mie perplessità e lei, senza battere ciglio, se ne uscì dicendo: “Che problema c’e? Andiamo in treno…!”, senza sapere che proprio quella frase avrebbe cambiato per sempre le nostre vite.
E così fu! Acquistati i biglietti del treno, dopo un paio d’ore eravamo in viaggio.
Quella sera, emozionate come due bambine, cantammo a squarciagola le canzoni del nostro mito. Tutto il concerto era incentrato sull’amore. Ricordo un’energia pazzesca. E io non facevo che ripetermi questa frase: “Sono pronta per l’amore”, ma senza capirne il perché.
Lo avrei capito di lì a poco.
Avete presenti quei sogni che si fanno la mattina, appena prima di svegliarsi? Sono quei sogni così vividi da sembrare veri.
Ecco, la mattina dopo il concerto, sono stata svegliata proprio da uno di quei sogni.
“Mi trovo con mia sorella al parco della nostra città . Camminiamo insieme, vicine; all’improvviso il tempo cambia, si rannuvola e mi accorgo che sta arrivando verso di noi un enorme ciclone. Non ne ho mai visto uno così grande. È veloce e viene proprio verso di me.
Mi volto verso mia sorella ma mi accorgo che non c’è più , è scomparsa, l’ho persa. Sono sola, di fronte al ciclone. È un attimo, mi prende e mi trascina in alto. È fortissimo. Io non posso fare niente, solo abbandonarmi ad esso. Inizio a salire, sempre più in alto. Sempre più in alto. Ho paura. Ad un certo punto, nonostante abbia gli occhi chiusi per il terrore, capisco che sono arrivata nel punto più alto. Ed è allora che sento il coraggio. Il coraggio di aprire gli occhi e guardare, dicendomi “ morirò sicuramente quando cadrò da quassù , ma è troppo bello e io voglio vedere”…cosi spalanco gli occhi e mi sveglio”.
“Ho fatto un sogno strano, stranissimo” dico a mia sorella appena sveglia. “ Sembrava vero. Era forte”.
Quel giorno lo abbiamo trascorso girando per Verona sotto la pioggia, finché non è arrivato il momento di tornare a casa.
Saliamo di nuovo sul treno, per la tratta Verona-Bologna. E poi acquistiamo il biglietto per Bologna - Firenze. Non ci sono posti vicini sul treno e così siamo costrette a scegliere posti separati.
È incredibile ripensare adesso a quei momenti, subito prima del nostro incontro. La mia ingenuità di fronte al destino, nonostante i tanti segnali lasciati sulla mia strada ma che io non ero stata in grado di leggere.
Camminando lungo il corridoio del treno, decido di lasciare il primo posto libero a mia sorella, che così si siede accanto a tre signore. Io procedo verso la mia poltrona, senza sapere cosa mi sta per accadere.
È proprio in quel momento che per la prima volta vedo quell’ammasso di riccioli castani, che sono i suoi capelli. Non vedo altro di lui. Non vedo la sua faccia. Intuisco solo che è un giovane uomo. Niente di più .
Appena seduta accanto a lui il mio corpo inizia ad urlare. Nel mio stupore più totale, non riesco a stare ferma…è come se avessi degli spilli sotto al sedere. Mi sento imbarazzata, ma non so il perché . Giocherello nervosamente con la borsa che mi cade di mano almeno cinque o sei volte, aumentando ancora di più il mio imbarazzo. Le gambe tremano, il cuore batte impazzito, sudo freddo, e una stranissima sensazione nella pancia, che poi dopo anni ho saputo essere l’attivazione del plesso solare.
Mia sorella, molto più scafata di me, inizia a farmi versi strani, ai quali rispondo con sciocche risatine da liceale al primo amore. Solo che io ho 30 anni e fra qualche mese mi sposerò . In tanti anni di fidanzamento non ho mai flirtato con nessuno e non ho intenzione di iniziare adesso!
Per combattere la vergogna, inizio a parlare con mia sorella, ma non facciamo altro che ridere come due cretine.
Dopo 10 minuti, il ragazzo misterioso al mio fianco, che ritenevo italiano come me, mi chiede in inglese se voglio far sedere mia sorella al suo posto, cosi da poter parlare più comodamente. Accettiamo il suo gentile invito.
È a quel punto che accade l’irreparabile.
Lo vedo. Adesso è seduto quasi di fronte a me ed è impossibile non notarlo.
Mia sorella butta benzina sul fuoco:” Hai visto quello?” .
Le dico di stare zitta, ma è tutto inutile. Ogni mio sforzo per non guardarlo, è vano. I miei occhi finiscono sempre sui suoi. È come una calamita. Non riesco a farne a meno.
Per non farmene accorgere, osservo il suo riflesso sul vetro nelle interminabili gallerie che collegano Bologna a Firenze. Ogni tanto i nostro sguardi si incrociano anche lì.
Il mio imbarazzo è a livelli storici. Ma non posso farci niente. Il ciclone, quando arriva…arriva.
Tutto ciò che vedo mi entra dentro. Le sue mani, lente e sicure, appoggiate sulle ginocchia. La perfezione del suo volto. E poi, la meraviglia di quegli occhi verdi, profondi. Sento un irrefrenabile bisogno di guardarli, per ore e ore…
Ad un certo punto, dice qualcosa ad un suo compagno di viaggio. Non ho mai sentito una voce come la sua. È LA VOCE. È perfetta. È maschile ma dentro c’è anche qualcosa di femminile, una dolcezza che la rende irresistibile.
E’ fatta. Non ho più difese. Mi sento stanca morta per aver lottato contro me stessa per quasi un’ora…non ho più forze.
Per fortuna, e si fa per dire, il treno inizia a rallentare ed entra, con il suo passo lento che fa a cazzotti con il mio cuore impazzito, dentro la stazione di Firenze. Quel treno però non si fermerà lì, ma proseguirà fino a Roma.
Io e mia sorella ci alziamo, raccogliamo i nostri zaini umidi, i giacchetti spiegazzati e ci incolonniamo con gli altri passeggeri per scendere.
Lui, no. Non si alza.
È chiaro che non scenderà da quel treno ma che è diretto verso la capitale.
Una parte di me si sente sollevata…scampato pericolo!
Ma un’altra parte, fino a quel giorno sconosciuta, vorrebbe mettersi a piangere. È disperata. Si sente come se le stessero tagliando un braccio, una gamba, un pezzo di cuore.
A mia sorella dico “ meno male che non scende”. Ho paura che mi giudichi se sapesse ciò che provo veramente. Ma dentro piango.
Mentre aspetto in fila l’apertura delle porte, in quei pochi minuti che mi sono sembrati eterni, ho realizzato che non l’avrei più rivisto. E raccogliendo tutto il mio coraggio e quella poca sfrontataggine che potevo trovare in me, girandomi verso di lui, ancora seduto al suo posto, gli ho rivolto uno sguardo che ,se pur muto, era eloquente più di mille parole: “ Mi piaci. Mi piaci un sacco. Se le condizioni fossero state diverse, sei o fossi stata diversa, chissà forse io e te…”
A quel punto lui prende la borsa, si alza e si prepara a scendere.
Sapete quei momenti in cui in una frazione di secondo passi da sentirti Sofia Loren che si spoglia sexi davanti al suo Marcello, ad essere una qualsiasi Bridget Jones che dalla vergogna non sa dove scappare? Ecco, è esattamente così che è andata.
Mi sono affrettata a scendere dal treno, facendo goffamente finta di niente. Mia sorella, che quando hai bisogno di lei non c’è mai, pensò bene di far cadere la sua valigia nello spazio tra il vagone e il binario. E così , mentre tutti i passeggeri cercavano di aiutarla, io, proprio come il sogno di quella mattina mi aveva preannunciato, mi sono ritrovata da sola di fronte al mio ciclone, che nel frattempo era sceso dal vagone successivo.
Spersa, cercando di ritrovare mia sorella, guardando a destra e a sinistra, incrocio il suo sguardo. È inevitabile. Pensavi forse che il destino ci avrebbe mollati? Certo che no.
Lui sorride. È irresistibile. Io sorrido. Sono nei guai.
Comincia a camminare sicuro verso di me.
Quello è stato il momento in cui ho maledetto le scarse lezioni d’inglese a scuola, oltre a me stessa quando sostenevo che quella lingua non mi sarebbe servita a nulla.
Mentre lui si avvicina, io ripasso “the pen is on the table”. Sudo freddo.
Nel frattempo mia sorella ha recuperato la valigia ma non si avvicina. Ci osserva da lontano in religioso silenzio.
Ormai è di fronte a me. Mi sento bene davanti a lui, a parte il fatto che il mio cervello è in pappa!
Iniziamo un’esilarante conversazione in un inglese maccaronico, durante la quale presento mia sorella come mia figlia e improvviso mezze frasi, che qualche anno più tardi lui mi confiderà di non aver capito…strano!!!
Mi chiede se possiamo vederci quella sera e io riesco anche a fare la preziosa, dicendoli che sto tornando a casa e che non c’è nessuna possibilità di incontrarsi. In realtà sono solo terrorizzata.Di lui capisco solo che è turco. Ma non mi interessa. Tutto ciò che era importante sapere, la mia anima già lo ha visto.
Così, il ragazzo misterioso con un nome improbabile, strappa il suo biglietto del treno e ci scrive sopra il suo nome e il numero di telefono. Poi, dà il pezzetto di biglietto rimasto a me ma io scrivo solo il nome. Ultimo tentativo inutile di salvarmi!
Poi mi fa capire che deve andare. Ci salutiamo. E se ne va.
Mia sorella si avvicina e dopo aver fatto un apprezzamento anche sul suo sedere, mi dice una cosa strana, non da lei: “ Vi ho osservato da lontano. Insieme facevate una belle luce”.
Io sono completamente stordita. Cammino come un automa con il biglietto in mano. Nel frattempo abbiamo perso il treno per Empoli e dobbiamo aspettare.
Sono sconvolta dalla portata di questo incontro.
Mi siedo sul treno e mentre ci avviciniamo a casa, penso che devo buttare via quel biglietto. Io non sono quel tipo di persona. Sono sempre stata onesta, rispettosa…Così lo piego e lo butto nel cestino. Di nuovo quella sensazione, del braccio tagliato. Non ce la faccio. Non posso gettarlo. Lo butto e lo riprendo un sacco di volte.
Poi il suggerimento di mia sorella: nascondilo nel portafoglio, tra una settimana non ti ricorderai neppure chi era. E così ho fatto.
Secondo voi come è andata?


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