Esplorare le emozioni...ma perché?
Alla fine del mese, proporro' dei laboratori per bambini ispirati al Reggio Emilia Approach, focalizzati sull'esplorazione delle emozioni di base: rabbia, paura, tristezza e gioia.
Ma perché proporre dei laboratori per bambini sulle emozioni?
L’idea di lavorare sulle emozioni, non è certamente nuova, anzi possiamo dire che ultimamente è piuttosto di moda. Troviamo laboratori, attività per bambini e adulti di ogni tipo, seminari, lezioni, libri e quant’altro...la stessa parola “emozione” e tutto il vocabolario che le ruota intorno (emotività, empatia, sensibilità...) è stra-usata, a volte direi anche abusata.
Detto questo, quindi dovremmo essere tutti degli esperti di questo “mondo emotivo” di cui tanto si parla...e invece no! Sorpresa...dobbiamo purtroppo constatare quanto mai come in questo periodo l’essere umano si sia allontanato dalla propria emotività e di conseguenza anche da quella dell’altro.
Certo le emozioni esistono. Sono sempre esistite. E sempre esisteranno.
Fanno parte della natura stessa di cui è fatto l’essere umano e nessuno di noi può prescinderne, eccetto in qualche raro caso di gravi psicopatologie, si intende.
Si dice che le emozioni siano i mattoni stessi di cui è fatto l’uomo e che senza di esse non si possa vivere, o meglio non si possa vivere una vita piena e soddisfacente.
E allora, se sono qualcosa che fa parte di noi, al pari del sangue e delle ossa, perché è così difficile capirle e farvi fronte? Perché spesso e volentieri ce ne sentiamo sopraffatti, senza sapere come fare? Perché non possiamo viverle in modo naturale senza soffrirne e senza andare in confusione?
Mi piace sempre raccontare un episodio che mi è capitato, ormai diversi anni fa. Mi trovavo all’Università di Psicologia a Firenze e durante la prima lezione di un corso molto importante, il professore, che era un grande uomo oltre che un grande docente, fece a tutti gli studenti una semplice domanda: “Che cosa senti?”.
Nessuno seppe rispondere. Come mai? Eppure non sembrava una domanda difficile. Ma nessuno seppe rispondere. Il professore aggiunse che per essere un bravo psicologo, occorre sempre, o quasi, sapere che cosa si sente, cioè quale emozione, o insieme di emozioni, sta girando nel tuo corpo e nella tua mente in un determinato momento.
Da qui può partire la nostra riflessione. Come si fa a sapere che cosa si sente? E quanto è importante saperlo? Che cosa cambia effettivamente questa conoscenza per la nostra vita?
Con il passare degli anni, ho letto, ho studiato, ho pensato, ho osservato, ho lavorato su me stessa prima e con gli altri poi, ho ascoltato storie di pazienti e di amici, ed ho capito che uno dei principali motivi di non benessere in noi stessi e negli altri, è proprio l’incapacità di sentire, prima, e capire, poi, le nostre emozioni. La difficoltà di riconoscere le sensazioni corporee e di saperle catalogare all’interno di un racconto che abbia un senso per chi lo sta vivendo.
A volte ciò che proviamo è molto intenso. Ci arrabbiamo per esempio. E la rabbia la sentiamo tutta. La sentiamo nei denti stretti, nei pugni chiusi, nelle parole taglienti. Molto più difficile invece è sentire e capire ciò che sta sotto quella rabbia, ciò che viene coperto da un tappeto di ira. Solo poche persone scoprono il tappeto e vanno a vedere il dolore che ci sta sotto e che è la vera causa di sofferenza.
Altre volte abbiamo paura. Anche questa è un emozione che conosciamo e che possiamo riconoscere. Ci fa tremare. Ci blocca. Ma quanti di noi sanno che a braccetto con la paura, c'è sempre anche la voglia?
A quanti di noi è stato insegnato, o meglio mostrato, quanto sia efficace e sano andare a “toccare” ciò che proviamo con coraggio, sapendo che dopo staremo meglio? Anche quando ciò che proviamo è dolore, per esempio. Viviamo in un mondo algofobico. Fuggiamo dal dolore, fisico prima ed emotivo poi. Ma così facendo muoriamo a poco a poco. Non è un’esagerazione. Viviamo in un periodo di
grande depressione. E che cos’è la depressione, se non uno stato in cui la morte è più presente della vita?
Ecco perché un lavoro sulle emozioni con i bambini. Io sono una mamma, prima di essere una psicoterapeuta, e so quanto sia difficile mostrare ai figli il proprio mondo emotivo, senza danneggiarli, senza mancare loro di rispetto, semplicemente condividendo con loro ciò che provo.
Spesso manipoliamo le nostre emozioni manifestando tutt’altro rispetto a quello che realmente c'è. Così, se il comportamento di mio marito mi ha ferito ed ho provato dolore, anziché riconoscerlo come tale, assumendomi la responsabilità di ciò che provo, lo maschero da qualcos’altro, qualcosa di più facilmente gestibile...rabbia per esempio. E così mi arrabbio. Cerco scuse per arrabbiarmi con lui e scaricare un po' di quel dolore che non ho riconosciuto. Quel dolore che non mi sono data il diritto di provare. I nostri figli ci osservano. Che cosa vedranno? Vedranno una moglie arrabbiata col marito perché magari ha lasciato alzata la tavoletta del bagno, anziché vedere una donna che è addolorata perché il suo uomo l’ha ferita. E che cosa impareranno? Lascio a voi la risposta...
Cio' che possiamo fare, come genitori, come insegnanti, come educatori, per noi stessi e per i nostri bambini, è imparare a stare in quello che c'è, sul momento, nell’hic et nunc, cercando di sentire senza mascherare, di non scappare troppo, di non travestire quello che proviamo con qualcos'altro. È un fatto di responsabilità. Stare in quello che siamo, anche quando quello che siamo fa male.
Solo così potremo avere ben chiaro che cosa vogliamo, quello di cui abbiamo bisogno, e andare in quella direzione, realizzandoci pienamente. Non è questo forse il segreto della felicità?
I laboratori di “Esploriamo le emozioni” sono figli di questa riflessione e hanno lo scopo di accompagnare i bambini e i loro educatori all’interno del mondo emotivo, esplorandolo appunto in toto, a 360 gradi. Che suono fa la rabbia? E di che colore è la paura? Come mi muovo quando sono felice? E con quali parole racconto la tristezza?
Un viaggio nelle quattro emozioni di base...e come sempre, quando si lavora con i bambini, sono sicura che le sorprese non si faranno attendere!


Ma perché proporre dei laboratori per bambini sulle emozioni?
L’idea di lavorare sulle emozioni, non è certamente nuova, anzi possiamo dire che ultimamente è piuttosto di moda. Troviamo laboratori, attività per bambini e adulti di ogni tipo, seminari, lezioni, libri e quant’altro...la stessa parola “emozione” e tutto il vocabolario che le ruota intorno (emotività, empatia, sensibilità...) è stra-usata, a volte direi anche abusata.
Detto questo, quindi dovremmo essere tutti degli esperti di questo “mondo emotivo” di cui tanto si parla...e invece no! Sorpresa...dobbiamo purtroppo constatare quanto mai come in questo periodo l’essere umano si sia allontanato dalla propria emotività e di conseguenza anche da quella dell’altro.
Certo le emozioni esistono. Sono sempre esistite. E sempre esisteranno.
Fanno parte della natura stessa di cui è fatto l’essere umano e nessuno di noi può prescinderne, eccetto in qualche raro caso di gravi psicopatologie, si intende.
Si dice che le emozioni siano i mattoni stessi di cui è fatto l’uomo e che senza di esse non si possa vivere, o meglio non si possa vivere una vita piena e soddisfacente.
E allora, se sono qualcosa che fa parte di noi, al pari del sangue e delle ossa, perché è così difficile capirle e farvi fronte? Perché spesso e volentieri ce ne sentiamo sopraffatti, senza sapere come fare? Perché non possiamo viverle in modo naturale senza soffrirne e senza andare in confusione?
Mi piace sempre raccontare un episodio che mi è capitato, ormai diversi anni fa. Mi trovavo all’Università di Psicologia a Firenze e durante la prima lezione di un corso molto importante, il professore, che era un grande uomo oltre che un grande docente, fece a tutti gli studenti una semplice domanda: “Che cosa senti?”.
Nessuno seppe rispondere. Come mai? Eppure non sembrava una domanda difficile. Ma nessuno seppe rispondere. Il professore aggiunse che per essere un bravo psicologo, occorre sempre, o quasi, sapere che cosa si sente, cioè quale emozione, o insieme di emozioni, sta girando nel tuo corpo e nella tua mente in un determinato momento.
Da qui può partire la nostra riflessione. Come si fa a sapere che cosa si sente? E quanto è importante saperlo? Che cosa cambia effettivamente questa conoscenza per la nostra vita?
Con il passare degli anni, ho letto, ho studiato, ho pensato, ho osservato, ho lavorato su me stessa prima e con gli altri poi, ho ascoltato storie di pazienti e di amici, ed ho capito che uno dei principali motivi di non benessere in noi stessi e negli altri, è proprio l’incapacità di sentire, prima, e capire, poi, le nostre emozioni. La difficoltà di riconoscere le sensazioni corporee e di saperle catalogare all’interno di un racconto che abbia un senso per chi lo sta vivendo.
A volte ciò che proviamo è molto intenso. Ci arrabbiamo per esempio. E la rabbia la sentiamo tutta. La sentiamo nei denti stretti, nei pugni chiusi, nelle parole taglienti. Molto più difficile invece è sentire e capire ciò che sta sotto quella rabbia, ciò che viene coperto da un tappeto di ira. Solo poche persone scoprono il tappeto e vanno a vedere il dolore che ci sta sotto e che è la vera causa di sofferenza.
Altre volte abbiamo paura. Anche questa è un emozione che conosciamo e che possiamo riconoscere. Ci fa tremare. Ci blocca. Ma quanti di noi sanno che a braccetto con la paura, c'è sempre anche la voglia?
A quanti di noi è stato insegnato, o meglio mostrato, quanto sia efficace e sano andare a “toccare” ciò che proviamo con coraggio, sapendo che dopo staremo meglio? Anche quando ciò che proviamo è dolore, per esempio. Viviamo in un mondo algofobico. Fuggiamo dal dolore, fisico prima ed emotivo poi. Ma così facendo muoriamo a poco a poco. Non è un’esagerazione. Viviamo in un periodo di
Ecco perché un lavoro sulle emozioni con i bambini. Io sono una mamma, prima di essere una psicoterapeuta, e so quanto sia difficile mostrare ai figli il proprio mondo emotivo, senza danneggiarli, senza mancare loro di rispetto, semplicemente condividendo con loro ciò che provo.
Spesso manipoliamo le nostre emozioni manifestando tutt’altro rispetto a quello che realmente c'è. Così, se il comportamento di mio marito mi ha ferito ed ho provato dolore, anziché riconoscerlo come tale, assumendomi la responsabilità di ciò che provo, lo maschero da qualcos’altro, qualcosa di più facilmente gestibile...rabbia per esempio. E così mi arrabbio. Cerco scuse per arrabbiarmi con lui e scaricare un po' di quel dolore che non ho riconosciuto. Quel dolore che non mi sono data il diritto di provare. I nostri figli ci osservano. Che cosa vedranno? Vedranno una moglie arrabbiata col marito perché magari ha lasciato alzata la tavoletta del bagno, anziché vedere una donna che è addolorata perché il suo uomo l’ha ferita. E che cosa impareranno? Lascio a voi la risposta...
Cio' che possiamo fare, come genitori, come insegnanti, come educatori, per noi stessi e per i nostri bambini, è imparare a stare in quello che c'è, sul momento, nell’hic et nunc, cercando di sentire senza mascherare, di non scappare troppo, di non travestire quello che proviamo con qualcos'altro. È un fatto di responsabilità. Stare in quello che siamo, anche quando quello che siamo fa male.
Solo così potremo avere ben chiaro che cosa vogliamo, quello di cui abbiamo bisogno, e andare in quella direzione, realizzandoci pienamente. Non è questo forse il segreto della felicità?
I laboratori di “Esploriamo le emozioni” sono figli di questa riflessione e hanno lo scopo di accompagnare i bambini e i loro educatori all’interno del mondo emotivo, esplorandolo appunto in toto, a 360 gradi. Che suono fa la rabbia? E di che colore è la paura? Come mi muovo quando sono felice? E con quali parole racconto la tristezza?
Un viaggio nelle quattro emozioni di base...e come sempre, quando si lavora con i bambini, sono sicura che le sorprese non si faranno attendere!



.jpg)
Commenti
Posta un commento