Io gazzella, lui lumaca.
Quando dall’Italia mi sono trasferita in Turchia, una delle prime cose che mi ha colpito, una delle prime differenze che ho trovato tra lo stile di vita italiano e quello turco, è stata la lentezza.
Io, che venivo dal bel paese, ero abituata ai
ritmi frenetici della routine quotidiana, avvezza ad incastrare tipo tetris due lavori diversi, la casa
comunque da mantenere, un fidanzato, le amicizie...e all’epoca non avevo ancora
figli!
Arrivata in Turchia invece...stop...tutto
intorno a me si muoveva lentamente. Le persone non sembravano affatto interessate a far entrare nelle loro 24 ore
quello che normalmente si farebbe in 48. Anzi al contrario, tutti sembravano
impegnarsi a fare il meno possibile e con il minore sforzo possibile. E tra tutti, mio marito. Una vera lumaca, ed io una gazzella.
Ci ho messo un bel po' a capire che non era
per pigrizia. Dall’alto della mia “frettitudine” giudicavo questo come
svogliato, quello come pigro. Visto che non parlavo ancora la lingua, non
potevo esprimere il mio disappunto ma dentro di me ridevo della loro lentezza e
mi arrabbiavo quando si scontrava con la mia velocità, impedendomi di
raggiungere importanti obiettivi: riuscire a stirare 10 camice, saper fare la
spesa tra una commissione e l’altra, finire un libro appena comprato o chissà
cos’altro. Era difficile, quasi impossibile per me rallentare.Sono passati i mesi e piano piano la fatica se ne è andata. Molto lentamente ho iniziato ad abituarmi a quei ritmi lenti. Certo una parte di me ancora ci provava, ma visto che tutto il mondo gira verso destra, perché io devo insistere verso sinistra?
Allora anche io ho cominciato a rallentare. E dopo i primi attriti, devo dire che è iniziato ad essere piacevole. La parola d’ordine è diventata: “quello che non puoi fare oggi, lo proverai a fare domani. Anzi forse domani l’altro!”.
Senza cadere da un estremo all’altro, ho
iniziato a godermi il tempo in modo diverso, a pretendere meno da me stessa e
piano piano anche dagli altri. Mia figlia era piccola, la casa era in
disordine, a volte sporca, i panni da lavare e tanto altro da fare. Ma il tempo
con lei aveva la mia priorità e così ho imparato a tapparmi un occhio e a volte
anche tutti e due. Certo non sono mai riuscita a raggiungere i livelli di
lentezza e rilassatezza di mio marito o di mia suocera, ma ero comunque
soddisfatta dei risultati raggiunti.
Con il tempo e praticando la lentezza, ho
iniziato anche a capire che non necessariamente era pigrizia. Sì certo,
esisteva anche quella, ma per lo più era proprio l’approccio alla vita ad
essere diverso. Qua in Turchia non si vive per correre ma si cammina per
gustarsi il piacere del percorso. La gazzella è veloce e magari riesce a fare
cose che la lumaca non si sogna neppure di tentare. Ma la lumaca mentre
striscia lenta con il peso della sua casetta sulle spalle, assapora tutto ciò
che ha intorno. Vive.
E tutto questo ad un certo punto mi è stato
veramente chiaro. Se continuo a correre, mi perderò il paesaggio. Certo arriverò
prima, ma a quale prezzo?
Ho iniziato a rallentare. Certo una gazzella
non può diventare lumaca, ma quantomeno può rallentare la sua corsa.
A quel punto soffrivo quando dalla Turchia
tornavo in Italia per le vacanze estive. Tutto quel correre, quella frenesia
continua, quel non sembrare mai soddisfatti del traguardo raggiunto, quel non
guardarsi intorno perché troppo distratti dalla corsa...tutto questo ha iniziato
ad essere così evidente da crearmi un disagio e portarmi a pensare che se
dovessi tornare in patria, avrei sicuramente difficoltà ad accelerare di nuovo
i miei ritmi di vita.
Però sai che c'è? Quando hai corso per tanto
tempo, quando sei cresciuto con quel tipo di insegnamento e di messaggio, corri, corri, corri, tornare indietro e
ricadere nei vecchi schemi è molto facile.
Da quando mia figlia ha iniziato la scuola,
tra compiti da fare, lo sport, gli amichetti e tutto il resto, la gazzella ha
fatto di nuovo capolino. E allora bisogna cercare di far quadrare tutto nei
giusti tempi. C'è da terminare tutto quello che c'è da fare, dai lavori di
casa, al mio di lavoro, prima che i bambini tornino da scuola. Poi ci sono i compiti
da fare, e sono tanti. Mentre aiuto mia figlia, cerco di giocare con il
piccolino che ha quattro anni e altrimenti si sente escluso e poi la sera prima
di dormire ha le crisi di pianto. Appena posiamo la matita e la gomma, stremata
da due ore di matematica e lezioni di “turco”, corro in cucina, perché sono già
le sette e bisogna preparare la cena. Entro le sette e mezza dobbiamo metterci
a tavola perché altrimenti tutto slitta. Dopo cena tutti si alzano e vanno in
salotto, mentre io sistemo la cucina che sembra un campo di battaglia. Certo
vorrei starmene anch’io un po' seduta a perdere tempo, ma invece corro perché
altrimenti tutto slitta. Fatto questo ricordo a mio marito che deve dare loro
la frutta e velocemente sennò tutto slitta! Sempre con un occhio all’orologio,
mettiamo il pigiama, laviamo i denti. Poi una partitina a carte, un paio di
pagine da leggere perché la maestra si lamenta che Luna legge troppo piano. A
quel punto è già tardi. Nonostante tutti gli sforzi, tutto è slittato. Dovevamo
essere a letto già da mezz’ora e invece...dai mamma ancora una storia...ok,
sono le dieci e mezza, adesso dormiamo.
La gazzella ormai stremata si butta sul divano
pronta per una nuova giornata di corse.E in tutto questo c'è mio marito, la lumaca, che calmo calmo tornando a casa da lavoro, anziché cercare di arrivare prima possibile per darmi una mano, si mette a chiacchierare con quello e con quell’altro e che me lo racconta pure, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Lui se ne sta in giardino guardando i suoi fiori, senza minimamente pensare al tempo che passa, all’orario che avanza. Lui non si preoccupa se la cena è pronta oppure no. Lui non si agita se entrando in casa alle otto di sera sulla tavola trova ancora le tazze della mattina. Lui non si stressa neppure quando sono le undici e i bambini ancora scorrazzano per casa come se non ci fosse un domani.
Non fraintendetemi. Lui è un bravo padre. È un buon marito. Solo che non ha la mia stessa percezione del tempo. Io entro in casa correndo e pensando a tutto quello che ho da fare. Lui entra in casa dopo aver ammirato con calma tutti i fiorellini del vialetto.
E allora? Tutta la mia lentezza conquistata dove è andata a finire? Senza accorgermene sono tornata indietro e sono stata risucchiata dai vecchi ritmi. E così mi arrabbio. Con lui. Con me.
Sapete una cosa? Anch’io voglio godermi i fiori del mio vialetto. Anch’io voglio giocare con i miei figli senza l’ansia del tempo che passa. Anch’io voglio aiutare mia figlia nei compiti senza innervosirmi perché in quel momento dovrei essere in cucina a preparare la cena e magari anche stendere i panni che aspettano dalla mattina e iniziano a puzzare.
Perché sai che c'è? Che per questa mania di perfezione, per essere sempre efficienti e impeccabili, diventiamo deficienti e pecchiamo su tutto. Per avere la casa perfetta ci arrabbiamo con i nostri figli che la sporcano di continuo. Per avere la cena in tavola all’ora giusta, ci mettiamo fretta e soprattutto la mettiamo a chi ci sta intorno. Per andare a letto all’ora prestabilita, ci perdiamo l’occasione di giocare rilassati con i nostri bambini o di fare due chiacchiere con un’amica al telefono.
Da stasera si cambia gioco. La gazzella si ferma o quantomeno rallenta. Butta l’orologio.
E non sto dicendo che le regole non sono importanti. E non sto dicendo che in casa deve esserci anarchia. Ma che forse bisognerebbe trovare un po' di equilibrio tra chi corre e chi striscia. Perché la gazzella magari può imparare a camminare veloce, però anche la lumaca che si dia un po' una mossa!
Tiziano Terzani

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